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LA NUOVA RED II: DIRETTIVA UE SULLE FONTI RINNOVABILI

 In News

I possibili impatti sulle industrie

La direttiva RED o Direttiva UE 2018/2001 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili giunge alla sua seconda edizione ed introduce importanti aggiornamenti soprattutto in ottica dei nuovi progetti UE sulla riduzione degli impatti energetici sull’ambiente.

Anche a fronte della recente conclusione della COP 26, che abbiamo discusso in un recente articolo, la UE si appresta ad alzare sensibilmente gli obiettivi europei in fatto di energie rinnovabili.
A livello nazionale invece il processo di recepimento della Direttiva RED II è cominciato con il Decreto Milleproroghe entrato in vigore a fine febbraio 2020, il quale ha introdotto nella legislazione italiana le definizioni di:

  • Comunità di Energia Rinnovabile;
  • Auto consumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente.

Questo recepimento è stato accompagnato anche da importanti misure in termini incentivi verso la transizione ecologica all’interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), del 13 luglio 2021.
Il PNRR ha infatti stanziato 68,3 miliardi di investimenti destinati alla “Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica“ e più di 20 miliardi alle energie rinnovabili.

La nuova RED II: direttiva UE sulle fonti rinnovabili

Cosa prevede la nuova direttiva rinnovabili – RED II

Nel 2019, a livello UE, la quota di energia proveniente da fonti rinnovabili è stata del 19,7%. Con la direttiva RED II sempre la UE ha fissato un nuovo ambizioso obiettivo al 2030 di portare la quota di energia proveniente da fonti rinnovabili (FER) ad almeno il 32%.

La revisione della direttiva RED II rientra, infatti, in un progetto di portata ben più ampia denominato Fit for 55 o Pacchetto Clima presentato il 14 luglio 2021.
Il Fit for 55 prevede un riadattamento del sistema legislativo UE verso una maggiore tutela del clima e verso il graduale passaggio a fonti di energia rinnovabili in previsione della riduzione del 55% delle emissioni (da qui il nome) entro il 2030.

Quali sono i maggiori cambiamenti della direttiva rinnovabili – RED II

La nuova direttiva RED II propone un maggior focus revisione sui settori dove le energie rinnovabili sono ancora carenti come fonte di energia primaria, quali, ad esempio, il trasporto e l’industria.
Forti proposte sono incentivate verso il rafforzamento dei criteri di sostenibilità per la biomassa forestale per garantire che i prodotti come la biomassa possano continuare a dare un contributo importante in un modo coerente con gli obiettivi della biodiversità dell’UE.
In questo senso, ad esempio è molto interessante la certificazione ISCCPLUS sulla quale abbiamo pubblicato un breve articolo introduttivo al seguente link.

Un’altra certificazione in forte espansione nel settore enologico è la certificazione EQUALITAS, che incontra appunto molti punti previsti della nuova direttiva RED II in termini di riconversioni energetiche.

Industria, trasporti e biomasse, i settori più interessanti

A livello industriale, complici anche i forti aumenti delle materie prime di origine fossile, il concetto di diversificazione delle fonti energetiche potrebbe essere davvero interessante, La RED II pone l’obiettivo indicativo di un aumento medio annuo delle rinnovabili di 1,1 punti percentuali, fissando un nuovo target a quota 50% delle energie rinnovabili nel consumo di idrogeno nell’industria – compresi gli usi non energetici. In questo ancora una volta può esserci di aiuto una consulenza strategica per capire come meglio orientarsi al fine di massimizzare gli investimenti.

Una situazione analoga vi è nei trasporti. Nel 2019, la quota di rinnovabili nel settore dei trasporti era solo del 9%, la RED II fissa 3 proposte:

  • un obiettivo di riduzione dell’intensità dei gas serra del 13%;
  • un obiettivo di utilizzo per i biocarburanti al 2,2%;
  • un obiettivo del 2,6% per i combustibili sintetici basati su idrogeno.

Infine, le biomasse dove la direttiva RED II punta a rafforzare i criteri di sostenibilità per la biomassa forestale, andando a tutelare maggiormente la biodiversità. In questo caso è utile guardare a schemi di certificazione come ad esempio la certificazione FSC® e la certificazione Rainforest Alliance®.

Un ultimo strumento interessante per le aziende che invece vogliono valutare al meglio quali sono i processi su cui intervenire, in ottica di miglioramento e con una ottimizzazione dei costi, è il bilancio di sostenibilità. Questa valutazione oggettiva permette infatti di capire e strutturare un percorso progressivo verso una transizione ecologica dei propri processi, ottimizzando al meglio tempo, risorse e costi. Rappresenta infine un valido strumento di marketing per quelle realtà che operano a livello di GDO internazionali.

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Informazioni sull’autore: Marco Valerio Francone

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